Banchetto a Gallarate con la Lista Tsipras

tsipras«Siamo radicali perché la realtà è radicale» (Alexis Tsipras)

Domenica mattina, 4 maggio, dalle 9.30 alle 12.30 saremo in piazza Libertà, a Gallarate. Per l’Altra Europa, con Tsipras.

E quando diciamo che siamo per un’Altra Europa, la vogliamo davvero. Abbiamo in mente un ordine politico nuovo, perché il vecchio è in frantumi. E non può essere rammendato alla meno peggio. Ci proponiamo di cambiarla, a fondo. Contro ogni conservatorismo.

Sono conservatori Matteo Renzi e il governo, che parlano di cambiamento e tuttavia hanno costruito questa Unione Europea che umilia e impoverisce i popoli, favorendo banche e speculatori. Sono conservatori i leghisti, che denunciano l’Unione ma come via d’uscita prospettano il nazionalismo e la xenofobia. Nei fatti è conservatore il Movimento 5 Stelle, che si fa portavoce di un disagio reale, ma senza sbocchi chiari.

Vogliamo cambiare radicalmente le istituzioni europee, dare all’Unione una Costituzione scritta dai popoli e non da 28 re azzoppati e prepotenti, che addossano alla burocrazia di Bruxelles colpe di cui sono i primi responsabili. Vogliamo una politica estera non bisognosa delle stampelle statunitensi. E proponiamo che il Parlamento europeo diventi un’istituzione davvero democratica, che legifera, che nomina la Commissione e il suo Presidente, che impone tasse europee in sostituzione di quelle nazionali.

Vogliamo percorrere vie alternative.

Superare la pratica per cui prima si mettono a posto i conti e poi (forse) ci si batte per un’Europa più solidale. Le due cose vanno insieme. Operare «in successione» riproduce il vizio mortale dell’Euro: prima si fa la moneta, poi verrà l’Europa politica.

Esigiamo non soltanto l’abbandono delle politiche di austerità, ma la modifica dei trattati che le hanno rese possibili. Tra i primi: l’abolizione e la ridiscussione a fondo del Fiscal Compact, che promette al nostro e ad altri Paesi una o due generazioni di intollerabile povertà e la distruzione dello Stato sociale.

Proponiamo un Piano Europeo per l’Occupazione (PEO) che stanzi 100 miliardi l’anno per 10 anni per dare occupazione ad almeno 5-6 milioni di disoccupati o inoccupati (1 milione in Italia): tanti quanti hanno perso il lavoro dall’inizio della crisi. Il PEO dovrà dare la priorità a interventi che non siano in contrasto con gli equilibri ambientali come le molte

Grandi Opere che devastano il territorio e che creano poca occupazione, ad esempio la TAV Torino-Lione e le trivellazioni nel Mediterraneo e nelle aree protette. Dovrà agevolare la transizione verso consumi drasticamente ridotti di combustibili fossili; la creazione di un’agricoltura biologica; il riassetto idrogeologico dei territori; la valorizzazione non speculativa del nostro patrimonio artistico; il potenziamento dell’istruzione e della ricerca.

Contrastiamo l’accordo sul Partenariato Transatlantico per il Commercio e l’Investimento (Ttip). Condotto segretamente, senza controlli democratici, il negoziato è in mano alle multinazionali, il cui scopo è far prevalere i propri interessi su quelli collettivi dei cittadini.

Acqua, elettricità, educazione, salute saranno esposte alla libera concorrenza, in barba ai referendum cittadini e a tante lotte sui “beni comuni”. La battaglia contro la produzione degli OGM, quella che penalizza le imprese inquinanti o impone l’etichettatura dei cibi, la tassa sulle transazioni finanziarie e sull’emissione di anidride carbonica sono minacciate.

La nostra lotta contro la corruzione e le mafie è ingrediente essenziale di questa resistenza alla commistione fra libero commercio, violazione delle regole, abolizione dei controlli democratici sui territori.

Pur essendo critici radicali della sua gestione e degli scarsi poteri di una Banca centrale cui viene proibito di essere prestatrice di ultima istanza, siamo contrari all’uscita dall’euro: uscire dall’euro è pericoloso economicamente (aumento del debito, dell’inflazione, dei costi delle importazioni, della povertà) e non restituirebbe ai paesi il governo della moneta, rendendoci invece più che mai dipendenti da mercati incontrollati, dalla potenza Usa o dal marco tedesco.

La nostra è l’Europa della Resistenza: contro il ritorno dei nazionalismi, le Costituzioni calpestate, i Parlamenti svuotati. E’ L’Europa della pace. Dicono che la pace in Europa è oggi un fatto acquisito. Non è vero. Le politiche di austerità hanno diviso non solo gli Stati ma anche i popoli. E quella che viviamo è una sorta di guerra civile dentro un’Unione che secerne di nuovo partiti fascistoidi. La nostra è l’Europa al servizio dei cittadini, non più ostaggio della paura della disoccupazione, della vecchiaia e della povertà. Un’Europa che non penalizza i cittadini, a beneficio dei soliti privilegiati e al servizio degli interessi delle banche, ma finalmente l’Europa dei diritti.

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